«Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro».
(Lc 14, 28-30)

Tra visione e sostenibilità

Questo passo del Vangelo, contiene un grande spunto se vogliamo parlare di sostenibilità. Ogni progetto, per essere autentico ed avere realmente un impatto, deve unire visione e realismo, ispirazione e responsabilità.

Nella Chiesa, nelle Organizzazioni Non Profit e nelle Imprese sociali, il desiderio di “fare del bene” non basta. Anche il dono, per essere autentico, ha bisogno di struttura, di trasparenza, di pianificazione. Significa guardare con onestà ciò che abbiamo a disposizione e ciò che dobbiamo ancora costruire.

Spesso pensiamo al dono come a qualcosa di puramente gratuito. Eppure, anche la gratuità ha bisogno di forma e di struttura se vogliamo che duri nel tempo. Chi dona, tempo, risorse, competenze, partecipa ad un’opera comune e desidera che quel gesto porti frutto, che sia gestito con cura e visione.

Sappiamo bene infatti che, quando parliamo di dono, la questione non è ovviamente solo economica. Chi dona deve percepire che il proprio gesto si inserisce in un “disegno” più grande, sostenibile e trasparente.

In questo passo del Vangelo, Gesú mette in guardia da chi inizia e non riesce a finire, non per scoraggiare, ma per ricordare che ogni iniziativa, anche spirituale, ha bisogno di una visione concreta perché quel progetto possa essere sostenibile nel lungo termine. 

E così, partendo dalla Parola, possiamo ragionare su una sostenibilità volta a garantire che il bene duri nel tempo, che le risorse, materiali e umane, siano coltivate con cura e visione. In altre parole, la sostenibilità potrebbe essere letta come la capacità di progettare non solo per oggi, ma per chi verrà dopo di noi. Un vero e proprio atto di corresponsabilità. 

Ed è qui che entra la dimensione concreta della gestione delle risorse. Se il Vangelo ci invita a “sedere e calcolare”, anche noi siamo chiamati a chiederci quali strumenti servano davvero per sostenere una missione nel tempo. Ogni comunità, ente o missione è chiamata a chiarire la visione del progetto, definire gli obiettivi, costruire un percorso sostenibile. Questo implica domandarsi non solo che cosa vogliamo realizzare, ma anche con quali risorse, con quali persone, con quali strumenti.

In questa prospettiva, il fundraising è uno strumento di sostenibilità e parte integrante della responsabilità progettuale. È il modo con cui trasformiamo un’intuizione in un’opera reale, offrendo ai donatori la possibilità di partecipare a una visione chiara, credibile e sostenibile. Il fundraising crea ponti tra visione e risorse, permette alla missione di non essere solo un’idea, ma un cammino, custodisce la fiducia dei donatori, trasforma la generosità in impatto reale e aiuta a costruire “torri” che durano.

Che si tratti di un progetto Missionario, di una Parrocchia, di una Fondazione o di un’Impresa Sociale, ogni progetto autentico nasce dal desiderio di fare del bene, unito al coraggio di farlo bene. Perché costruire una torre significa proprio questo: non solo iniziare, ma promuovere ogni giorno le condizioni perché la “torre” possa durare. Anche questo è un atto di corresponsabilità e, in fondo, un modo concreto di vivere il dono.

Per riflettere insieme

Ecco alcune domande e spunti di riflessione che possono aiutarci a pianificare un progetto nella prospettiva offerta dalla Parola.

  • Qual è la visione che guida il nostro progetto?
    Stiamo costruendo qualcosa che risponde a un bisogno reale e condiviso?

  • Abbiamo valutato con sincerità le risorse disponibili?
    Quali risorse abbiamo e quali ci mancano per portare avanti il nostro progetto?

  • Il dono è “custodito” con responsabilità?
    Le persone che partecipano, con tempo, competenze o risorse, percepiscono che il loro gesto ha una “casa” affidabile?

  • Che cosa stiamo costruendo per chi verrà dopo?
    I nostri progetti sono orientati solo “all’oggi” o includano anche le generazioni future?

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