Le Opere di Misericordia

di Marianna Occhiuto

«Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.»
(Mt 25, 35-36)

Dalle opere ai progetti di sviluppo

Le opere di misericordia sono azioni che, nella tradizione cristiana, aiutano a trasformare la compassione in risposte concrete ai bisogni delle persone. Si dividono in corporali, cioè legate ai bisogni materiali, come nutrire, vestire, accogliere, e spirituali, legate alla dimensione interiore, come consolare, consigliare, accompagnare.

In entrambi i casi, rappresentano un modo semplice e diretto per riconoscere un bisogno e scegliere di non restare indifferenti. Queste opere hanno una caratteristica che le rende sempre attuali: sono concrete. Non sono concetti astratti, ma azioni.

Chi lavora nel non profit si trova oggi davanti ad una sfida diversa: come possiamo trasformare queste azioni in interventi che non siano “solo” una risposta immediata, ma generino cambiamento nel tempo garantendone la sostenibilità?

Dal bisogno all’obiettivo

Per capire come trasformare un’opera in un’azione che duri nel tempo e generi impatto, è importante sottolineare come ogni progetto nasce da un bisogno reale. Anche le opere di misericordia partono dall’osservazione diretta di una fragilità.

  • “Dare da mangiare agli affamati” = insicurezza alimentare
  • “Visitare gli infermi” = accesso alle cure
  • “Accogliere i forestieri” = accoglienza e inclusione 

Perché un’opera diventi un progetto è necessario trasformare un bisogno in un obiettivo chiaro.

Per comprendere meglio questo punto, potremmo farci aiutare anche dai Sustainable Development Goals (SDGs), 17 obiettivi stabiliti dalle Nazioni Unite per migliorare il mondo entro il 2030. Servono come una guida comune per affrontare problemi concreti così che Paesi, organizzazioni e imprese lavorino nella stessa direzione.

La lettura delle opere di misericordia in relazione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, non deve essere intesa come uno schema rigido, ma piuttosto come un linguaggio comune, comprensibile a livello internazionale e di cooperazione allo sviluppo. 

Ad esempio, “dare da mangiare agli affamati”, potrebbe rispondere all’Obiettivo 2, relativo al raggiungimento di zero fame nel mondo.

Il passaggio da opera a obiettivo delinea due aspetti molto importanti: dà direzione all’intervento e rende il progetto condivisibile da partner e donatori.

Dall’obiettivo al progetto

Dopo aver compreso l’importanza del ragionare per obiettivi, è necessario comprendere come trasformare questi obiettivi in progetti. Ecco di seguito i passaggi essenziali da seguire.

  • Definizione del bisogno: non basta dire “c’è povertà”, ma è necessario comprendere chi è coinvolto, dove, in che misura.
  • Obiettivo specifico: non è sufficiente voler “aiutare”. Piuttosto dobbiamo chiederci: cosa voglio cambiare? In quanto tempo? 
  • Attività concrete: è importante definire quali sono le attività concrete che saranno al centro del nostro progetto.
  • Risorse: definire le risorse umane, economiche e il capitale relazionale disponibile o da sviluppare e raggiungere.
  • Indicatori di risultato: se un progetto non produce risultati misurabili e valutabili non potremmo mai dimostrarne l’impatto.

Prossimi passi

Ecco quindi alcuni punti chiave per sintetizzare questo articolo in un processo operativo.

  1. Scegli un’opera di misericordia individuando un bisogno reale.
  2. Collegala ad un obiettivo anche facendo riferimento agli SDGs.
  3. Definisci il cambiamento che vuoi generare.
  4. Struttura le attività definendo le risorse.
  5. Misura i risultati.
  6. Racconta il percorso attraverso la comunicazione.

Oggi la sfida è trasformare un gesto in un sistema, una risposta in un percorso, un aiuto immediato in un processo di sviluppo. Ed è lì che nasce un progetto capace di generare impatto reale.

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