«Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone»
(Mt 25, 14-18)
Investire per generare risorse
In Italiano, la parola fundraising viene spesso tradotta con “raccolta fondi”. Questa definizione non è però pienamente corretta.
Il termine inglese raising, infatti, non significa solo “raccogliere”, ma “ crescere” ed è proprio qui che si trova uno degli aspetti più profondi del fundraising: non dobbiamo limitarci a ricevere le risorse, ma dobbiamo creare le condizioni perchè queste possano continuare a crescere e a generare altro valore nel tempo.
Il fundraising non può essere ridotto alla semplice richiesta economica, piuttosto deve essere visto come un processo di crescita. Crescita delle relazioni, della fiducia, della sostenibilità e quindi, di conseguenza, anche delle risorse disponibili per la missione.
Proprio in quest’ottica, la Parabola di Talenti (Mt 25,14-30) ci offre una chiave di lettura estremamente attuale.
Nella Parabola il padrone affida ai servi una quantità diversa di talenti, monete di grandissimo valore. Due di loro li investono e li fanno fruttare. Il terzo, invece, sceglie di sotterrare ciò che ha ricevuto. Al suo ritorno, il padrone rimprovera il Servo che, per paura di perderlo, ha deciso di non mettere a frutto il suo talento.
Il servo ha pensato di conservare ciò che gli era stato dato per non rischiare, per evitare errori. Una dinamica che, ancora oggi, riguarda molte organizzazioni non profit.

Il fundraising non sottrae alla missione
Nel Terzo Settore, soprattutto nelle realtà meno strutturate, esiste spesso una certa difficoltà culturale nell’investire realmente nel fundraising. Si investe più facilmente in attività operative o progettuali, mentre tutto ciò che riguarda raccolta fondi, comunicazione, donor care o sviluppo organizzativo viene percepito come un costo.
Eppure il fundraising funziona esattamente al contrario. Per generare nuove risorse occorre investire.
Serve tempo per costruire relazioni con i donatori. Servono competenze per comunicare bene una causa. Servono strumenti per gestire i dati e accompagnare le persone nel tempo. Servono persone dedicate alla cura delle relazioni.
Senza questo investimento iniziale, difficilmente una raccolta fondi riesce a crescere in modo stabile e a dare realmente sostenibilità.
Molte organizzazioni, però, restano bloccate in una logica molto simile a quella del terzo servo: “meglio non spendere, meglio non rischiare, meglio conservare quello che abbiamo”.
Ma anche la Parabola ci ricorda che il talento sotterrato non produce nulla.
Uno dei grandi equivoci del non profit è pensare che investire nel fundraising significhi togliere risorse alla missione. In realtà, spesso accade il contrario.
Fare fundraising in modo strutturato permette alla missione di diventare sostenibile, continuativa e capace di crescere.
Una buona campagna può generare nuovi donatori. Una strategia di cura del donatore ben costruita può aumentare la fiducia e la fidelizzazione. Una comunicazione più efficace può ampliare la comunità che sostiene un progetto.Tutto questo richiede investimento.
La Parabola dei Talenti ci ricorda proprio questo principio: le donazioni raccolte non sono pensate per essere semplicemente custodite, ma per generare altro valore.

Creare valore nel tempo
Naturalmente questo non significa che ogni spesa sia automaticamente giusta. La Parabola non esalta l’imprudenza o l’improvvisazione. Parla piuttosto di responsabilità e capacità di generare frutto.
Anche nel fundraising investire non significa spendere senza criterio, ma utilizzare le risorse in modo strategico per creare sostenibilità nel tempo.
Esiste una differenza importante tra un costo che consuma risorse e un investimento che permette alle risorse di crescere ed è probabilmente qui che molte organizzazioni oggi sono chiamate a fare un salto culturale.
La Parabola dei Talenti, letta nell’ottica del fundraising, mette al centro una domanda molto concreta: stiamo semplicemente gestendo ciò che abbiamo oppure stiamo creando le condizioni perché il dono possa generare valore nel lungo periodo?
Perché il vero rischio non è investire e sbagliare. È smettere di investire per paura di far crescere ciò che ci è stato affidato





